Caso Epstein, il Trust 1953 riapre lo scontro sull’eredità
Documenti resi pubblici negli USA rivelano un fondo firmato prima della morte: patrimonio ridotto e conteso
A distanza di anni dalla morte di Jeffrey Epstein, nuovi documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia statunitense riportano l’attenzione su uno dei punti più controversi della vicenda: la gestione del patrimonio.
Al centro emerge il cosiddetto “Trust 1953”, un fondo fiduciario firmato appena due giorni prima della sua morte. Il documento, lungo oltre 30 pagine, delinea la volontà di destinare una parte rilevante della ricchezza a Karyna Shuliak, sua ultima compagna.
Secondo quanto ricostruito, il piano prevedeva 50 milioni di dollari immediati e una rendita successiva, oltre a proprietà immobiliari di alto valore. Tuttavia, la situazione economica dell’eredità è profondamente cambiata.
Il patrimonio, inizialmente stimato in oltre 600 milioni di dollari, si è ridotto a circa 120 milioni, a causa di tasse, spese legali e soprattutto risarcimenti alle vittime.
Proprio questo è oggi il nodo centrale. Un accordo raggiunto nel 2026 prevede fino a 35 milioni di dollari per chiudere una class action, mentre il fondo di compensazione ha già distribuito oltre 150 milioni di dollari.
Secondo le informazioni disponibili, nessun beneficiario riceverà fondi finché tutte le richieste delle vittime e dei creditori non saranno soddisfatte.
Il ruolo di Shuliak resta oggetto di attenzione: il suo nome compare migliaia di volte nei documenti analizzati, pur senza accuse formali nei suoi confronti.
La vicenda conferma come il caso Epstein resti un dossier aperto, non solo sul piano giudiziario ma anche su quello patrimoniale, dove il confronto tra eredi e vittime continua a ridefinire gli equilibri.



