L’intervista a Giulia Molino: «La fragilità mi rende ciò che sono»
Tra libertà artistica, amor proprio e radici napoletane, Giulia Molino racconta la nascita di “Magico Latino”, il valore della sperimentazione e un percorso costruito attraverso musica, teatro e conti
Giulia Molino vive la musica come uno spazio di libertà, ricerca e verità. Cantautrice e rapper, ha costruito negli anni un percorso personale, attraversando esperienze televisive, discografiche e teatrali senza perdere il legame con le proprie radici e con una scrittura profondamente autobiografica.
Con “Magico Latino” mostra una parte più leggera e luminosa della sua personalità, attraverso un brano che richiama l’atmosfera delle notti estive, gli incontri inattesi e le emozioni capaci di lasciare un segno anche nell’arco di poche ore. Un sound caldo, nato dalla voglia di sperimentare e di raccontarsi in una veste differente.
In questa intervista Giulia Molino parla del rapporto con la scrittura, dell’importanza di uscire dalla propria comfort zone, dell’esperienza vissuta con “Mare Fuori - Il Musical” e del ruolo centrale che Napoli continua ad avere nella sua vita e nella sua musica.
“Magico Latino” racconta l’atmosfera delle notti estive e degli incontri che lasciano il segno. C’è un episodio o un’emozione reale che ha ispirato questo brano?
Sì, come in ogni canzone, per me è fondamentale pescare un’emozione vissuta dal calderone dei miei ricordi e trasformarla in musica. Credo sia il modo più efficace per arrivare alle persone che ti ascoltano.
Hai definito questa canzone come un momento di libertà e sperimentazione. Quanto è importante concedersi la libertà di uscire dagli schemi artistici?
È fondamentale essere fedeli a se stessi e al proprio sentire. L’arte è libertà d’espressione e, senza sperimentazione, non credo possa esserci progresso. Bisogna imparare a conoscersi, aprire ogni porta inesplorata per comprendere in quale stanza si vuole abitare.
Nel brano convivono sonorità latine, energia e leggerezza. Quanto ti rappresenta questa nuova veste musicale?
La leggerezza fa parte della mia personalità tanto quanto la malinconia. È proprio per questo che ho voluto che le persone conoscessero anche questo lato di Giulia.
Dal percorso ad “Amici” fino al Premio Lunezia e ai successi discografici, quali sono le tappe che hanno segnato maggiormente la tua crescita artistica e personale?
Ogni volta che sono uscita dalla mia comfort zone ho fatto dei passi in avanti. “Amici” è stato un tassello fondamentale per la mia crescita personale, così come i due tour con “Mare Fuori - Il Musical”. Spingersi oltre e sfidare se stessi è la chiave per crescere, formarsi e progredire.
Hai conquistato il pubblico sia con la musica sia con il ruolo di Crazy J in “Mare Fuori - Il Musical”. Cosa ti ha insegnato il palcoscenico teatrale che porti oggi nella tua musica?
Mi ha insegnato a non cedere alla stanchezza, a convivere con le proprie emozioni e, ancora di più, con quelle delle tante persone che stanno percorrendo insieme a te lo stesso cammino.
Chi sale su un palco ha la responsabilità di portare al pubblico il cento per cento di sé, anche quando le gambe tremano e i muscoli fanno male. Un tour teatrale ti insegna la dedizione verso l’altro.
Nelle tue canzoni emerge spesso una forte componente autobiografica e identitaria. Quanto conta raccontare la tua verità attraverso la scrittura?
Conta molto, perché attraverso la musica riesco a veicolare e riconoscere emozioni che non riesco a incasellare o comprendere.
La scrittura diventa quindi, per me, un mezzo potente di comunicazione, soprattutto con me stessa. Di conseguenza, essere sinceri nel messaggio che si vuole trasmettere all’ascoltatore è il modo più efficace per esprimere la verità. Le persone riconoscono il vero.
Hai costruito un percorso artistico molto personale, mantenendo sempre forte il legame con Napoli. In che modo la tua città continua a influenzare la tua musica?
Napoli ha potere, prima di tutto, sulla mia persona. È casa, è legame affettivo, è il mare che si fa carico dei miei pensieri per poi donarmi i suoi.
Questa città avrà sempre un posto nella mia musica, perché è parte di me.
Dopo brani dedicati all’empowerment femminile e all’accettazione di sé, quale messaggio senti più urgente trasmettere alle ragazze della tua generazione?
Vorrei far comprendere l’importanza dell’amor proprio. In un’epoca in cui i social hanno reso le persone interscambiabili e in cui si guarda con superficialità al prossimo, bisogna soffermarsi maggiormente su se stessi e sul proprio percorso di vita.
Solo così si raggiunge una consapevolezza fondamentale: nessun amore esterno sarà mai comparabile all’amore verso se stessi.
Guardando al futuro, quali sfide artistiche ti piacerebbe affrontare e quali aspetti di Giulia Molino non abbiamo ancora scoperto?
Sono in continua evoluzione e, quando sono in studio, mi ascolto molto. Non so cosa mi riservi il futuro, ma nuove canzoni sono in arrivo. Stay tuned!
Se dovessi descrivere questo momento della tua vita e della tua carriera con tre parole, quali sceglieresti?
Crescita, consapevolezza e fragilità.
Sono una persona che protegge molto le proprie debolezze, perché questa empatia mi rende ciò che sono nella vita di tutti i giorni. La fragilità fa parte di me, mentre crescita e consapevolezza sono i punti cardine del mio percorso attuale.
Ho ricominciato a scrivere canzoni e non vedo l’ora di farvele ascoltare.
Fuori dai riflettori, chi è davvero Giulia Molino? Cosa non deve mai mancare nelle tue giornate per sentirti autenticamente te stessa?
Giulia ha bisogno di vita, non riesce a stare ferma. Perfino la notte fa fatica a dormire, perché il suo corpo è stanco mentre la mente viaggia e corre.
Non sarei me stessa senza i miei interrogativi, le mie ansie e le mie preoccupazioni, perché sono come benzina per il mio motore e mi motivano giorno dopo giorno.



