L’intervista a Capo Plaza per Red Bull 64 Bars: “Ho solo 64 barre per dire quello che penso”
Dentro Red Bull 64 Bars: dalle radici di Salerno al peso del successo, tra consapevolezza, solitudine e nuove ambizioni
Con “HO SOLO 64 BARRE (Red Bull 64 Bars)”, Capo Plaza inaugura la nuova stagione del format firmato Red Bull, tornando all’essenza più pura del rap: zero filtri, zero ritornelli, solo verità. Un flusso diretto che ripercorre il suo percorso, dalle origini a Salerno fino al vertice della scena urban italiana, mettendo a fuoco il dualismo tra successo e isolamento.
Reduce da un periodo particolarmente prolifico, l’artista continua a ridefinire il proprio linguaggio, alternando introspezione e consapevolezza. In questa conversazione, ci racconta come ha affrontato la sfida delle 64 barre, cosa significa oggi restare “Luca” dietro il nome Capo Plaza e quali sono i sogni che lo spingono ancora avanti.
Red Bull 64 Bars sono uno spazio crudo, senza filtri. Come hai approcciato questo formato rispetto a un singolo tradizionale?
Non ti nascondo che è stato impegnativo: 64 barre non sono una cosa semplice. All’inizio avevamo una versione diversa, poi ne abbiamo fatte diverse perché volevo che fosse davvero un 64 Bars, non qualcosa fatto tanto per.
L’approccio è stato completamente diverso rispetto a un singolo tradizionale: abbiamo lavorato su più beat, cercato la struttura giusta e una direzione che convincesse me e il mio team. È stata una sfida vera.
Un concetto che torna è l’aver raggiunto molto di quello che volevi, pur essendo ancora giovanissimo (“Mentre gli altri facevano vent’anni io facevo 20”). Che sogni hai ancora?
Ne ho ancora tanti. Mi sento al 30% del mio percorso: ho 27 anni, quasi 28, e ho iniziato ad avere successo a 19/20.
Diventare padre è uno dei miei sogni più grandi. Poi voglio continuare a crescere, anche oltre la musica: il mio obiettivo è costruire qualcosa che funzioni quanto la musica, ma che non sia la musica.
Nel tuo Red Bull 64 Bars dici: “Ero solo Luca, non mi credevi che l’avrei fatto”. Quanto conta per te oggi restare “Luca” dietro Capo Plaza?
Non mi pesa per niente, perché io sono Luca anche adesso. Non c’è differenza tra Luca e Capo Plaza: sono la stessa persona.
Capo Plaza è semplicemente Luca che tutti conoscono.
Parli di sogni che si avverano e allo stesso tempo non ti soddisfano (“quello che ottengo nemmeno lo voglio…”): è più disillusione o consapevolezza?
Direi più consapevolezza. Però è una linea sottile: a volte può sembrare disillusione, ed è una lotta che vivo ancora tra queste due cose.
Nei versi dici “ho detto ciò che avrei fatto e dopo sono stato tutto ciò che ho detto”: credi di aver completato un ciclo?
Completato no, però è sicuramente un punto importante. Mi sento ancora giovane, ma anche molto più tranquillo mentalmente.
Sono consapevole, in pace, so quanto valgo e so anche quanto posso perdere.
In chiusura ripeti “Ho solo 64 barre” come se, tra tutte le conquiste, l’unica verità restasse la musica. È così?
Sì, è proprio così. Alla fine ho solo 64 barre per dire quello che penso.
È una frase metaforica, ma il senso è quello: questo è il mio modo per esprimermi, per trasmettere qualcosa. Devo essere abbastanza all’altezza da farmi capire da chi mi ascolta.
Quindi è nello studio che ti mostri davvero?
Non solo nello studio, però è lì che riesco a essere nella mia forma migliore. Non sono uno che parla tanto: io parlo con la musica.
I miei sentimenti li esprimo lì. Per il resto tendo a tenermi le cose dentro e ad aprirmi solo con poche persone.
L’intervista completa è disponibile su YouTube:




