L’intervista a Emis Killa: il ritorno nei club tra sold out e “Musica Triste”
Dal Club Tour 2026 – già sold out in diverse città – al nuovo album “Musica Triste”: il ritorno nei club, la maturità sul palco e un nuovo equilibrio artistico
A pochi giorni dall’inizio del nuovo tour, Emis Killa torna là dove tutto ha un altro sapore: i club. Dopo aver riempito palazzetti e firmato eventi imponenti come quelli al Forum e a Fiera Milano, la scelta di ripartire da una dimensione più intima non è casuale. Il Club Tour 2026, che ha già registrato diversi sold out – tra cui Padova e Milano – segna un ritorno all’essenza, a un contatto diretto con il pubblico e a una fase artistica più consapevole.
Sul palco porterà anche “Musica Triste”, il suo ultimo progetto: un disco nato senza compromessi, costruito seguendo istinto e identità più che logiche di mercato. Un lavoro che arriva dopo oltre due anni dal precedente e che si inserisce in una carriera lunga più di quindici anni, tra evoluzioni, successi e cambi di prospettiva.
In questa intervista, Emis Killa racconta il senso di questo ritorno, il rapporto con il pubblico, la sua crescita personale e quello che oggi significa, davvero, fare musica.
Negli ultimi anni hai celebrato traguardi importanti, tra Forum sold out e grandi eventi come EM15/EM16: cosa cambia per te tornare ora a una dimensione più “raccolta” dopo aver riempito spazi così imponenti? È una scelta anche artistica oltre che live?
Dopo aver fatto robe grosse come il Forum o i due eventi in Fiera a Rho, tornare nei club è una scelta anche artistica. Nei palazzetti sei più distante, c’è uno show più costruito, mentre nei club senti il pubblico vicino, vedi le facce, percepisci tutto. È più vero. In questo momento della mia carriera avevo bisogno di quella dimensione lì, più cruda e meno filtrata.
Ho scelto i club proprio perché sono molto più coinvolgenti, per me e per il pubblico: ci sentiamo tutti più vicini e, per la prima volta, il pubblico sarà anche parte attiva dello show.
“Musica Triste” arriva dopo un periodo di forte esposizione mediatica e collaborazioni molto trasversali: quanto è stato difficile restare fedele alla tua identità in una scena rap che oggi cambia così velocemente?
È difficile, sì, perché oggi cambia tutto alla velocità della luce e se non stai attenti rischi di inseguire le mode senza neanche accorgertene. Io però voglio rimanere coerente con quello che sono. “Musica Triste” nasce proprio da lì: zero compromessi e zero calcoli. Magari non è il disco più ‘facile’, ma è quello più sincero. E alla fine la gente quella cosa lì la percepisce, anche in mezzo a mille trend.
Nella mia carriera si inserisce come una perla: valorizza la mia scrittura e fortifica la mia credibilità. Se dovessi descriverlo con tre parole direi: triste, profondo, veritiero.
Guardando al tuo percorso, sei passato dal freestyle competitivo agli show internazionali: oggi cosa ti stimola ancora davvero a salire sul palco e metterti in gioco, dopo più di 15 anni di carriera?
La verità è che se salgo ancora sul palco dopo tutti questi anni è perché mi dà ancora qualcosa che non trovo altrove. Non è più la voglia di dimostrare, quella fase l’ho già passata. Oggi è più una questione personale: è uno spazio mio, dove posso essere libero.
Anche il modo in cui vivo il palco è cambiato: sono meno esagitato rispetto agli inizi, molto più lucido e soprattutto non ho più quell’ansia che avevo all’inizio. Oggi vivo tutto in modo molto più leggero.
Se dovessi guardare avanti, dopo questo tour e l’uscita di “Musica Triste”, senti di essere in una fase di consolidamento o di nuova ripartenza artistica? E in che direzione immagini evolverà il tuo suono?
Non la vedo né come un punto d’arrivo né come una ripartenza, è più un’evoluzione naturale. “Musica Triste” per me è proprio questo: un disco che valorizza la mia scrittura e rafforza la mia credibilità. Voglio continuare su quella direzione lì: meno costruzione e più sostanza. Non mi interessa inseguire qualcosa ma rendere tutto più vero.
Il tour europeo rappresenta una nuova tappa del tuo percorso: che tipo di esperienza ti aspetti fuori dall’Italia?
Lo vivo più come un’avventura che come una sfida. Un po’ come un Erasmus: un’esperienza per divertirmi e vivere qualcosa di diverso nella mia carriera. Ho anche pensato in passato di tradurre i miei testi in altre lingue, ma la verità è che credo che noi italiani siamo davvero credibili soprattutto quando manteniamo la nostra identità.
Tra club sold out, nuove date europee e un disco che punta tutto sulla sostanza, Emis Killa sembra aver trovato un equilibrio diverso: meno legato alla necessità di dimostrare e più concentrato sulla verità del proprio percorso. Un ritorno alle origini che non è nostalgia, ma consapevolezza. E forse è proprio da qui che nasce la sua fase più autentica.



