L’intervista a Mecna per Stupido Amore: “Forse è il disco che parla meno d’amore, ma in cui ce n’è di più”
Tra introspezione, strumenti suonati e nuove contaminazioni sonore: Mecna racconta la nascita di Stupido Amore
Nel 2023 abbiamo incontrato Mecna in occasione dell’uscita di “Stupido Amore”, un album che già dal titolo lascia spazio a molteplici interpretazioni.
“È un modo per maledire l’amore”, ci raccontava. Un sentimento universale, potentissimo, capace di generare tanto slancio quanto sofferenza. Eppure, paradossalmente, questo è forse il suo disco che parla meno direttamente d’amore, pur essendone completamente attraversato. L’amore diventa un pretesto per porsi domande più profonde, personali ed esistenziali.
Dopo “Bromance”, il lavoro condiviso con Coco, Lvnar, Alessandro Cianci e la band rappresenta un’evoluzione importante nella costruzione del suono: più strumenti suonati, più stratificazione, una dimensione sonora più organica e collettiva.
Tra le collaborazioni spiccano Dargen D’Amico e Coez, due incontri nati spontaneamente in studio, mentre guardando al passato Mecna ricorda con particolare affetto il periodo di “Neverland” e la scoperta artistica di Sick Luke.
Intervista realizzata nel 2023 in occasione dell’uscita di “Stupido Amore”. Oggi la riproponiamo come parte del nostro archivio editoriale.
Hai chiamato il tuo nuovo progetto “Stupido Amore”. Per quale motivo?
È un titolo che, secondo me, si apre a tante interpretazioni ed è proprio questo che mi piace.
Per me è quasi un modo per maledire l’amore, qualcosa che tutti proviamo: un sentimento fortissimo che però, a volte, porta anche sofferenza. Nel disco uso l’amore come pretesto per parlare di molte altre cose e per farmi tante domande.
Forse è il disco che parla meno d’amore in senso diretto, ma allo stesso tempo è quello in cui ce n’è di più.
Com’è stato l’ultimo anno che ha separato “Bromance” da “Stupido Amore”?
Dopo il tour con Coco ci siamo chiusi in studio insieme a Lvnar, Alessandro Cianci e al resto della band.
Abbiamo lavorato tantissimo sul suono, perché volevamo creare un disco che rappresentasse un passo avanti rispetto ai precedenti. Ho sempre amato la contaminazione elettronica nella mia musica, ma sentivo fosse arrivato il momento di inserire più strumenti suonati.
Con la mia band ormai esiste un legame artistico forte e volevo che questa sintonia entrasse completamente nel disco.
Com’è stato collaborare con Dargen D’Amico e Coez?
Fantastico. Sono due artisti con cui avevo voglia di collaborare da tantissimo tempo.
Con entrambi ci siamo trovati direttamente in studio. Coez ha scritto una strofa incredibile davanti a me nel giro di pochi minuti. Dargen, invece, è riuscito a portare dentro il brano esattamente lo spirito che cercavo, facendolo alla grande.
Qual è stato il brano di “Stupido Amore” più difficile da scrivere?
Probabilmente “Oceano Adriatico”, soprattutto perché l’ho scritto in due momenti completamente diversi.
È uno sfogo, una sorta di stream of consciousness, ma nato in tempi differenti. Quando ho dovuto riprendere in mano il pezzo per continuarlo, non sapevo davvero dove mi avrebbe portato emotivamente.
Per me, in generale, il problema è sempre l’inizio. Una volta superato quello, poi tutto scorre.
Guardando tutta la tua discografia, qual è stata la collaborazione che ti ha lasciato di più?
Forse il periodo di “Neverland” resta uno dei più belli in assoluto.
La scoperta umana e artistica di Sick Luke mi ha dato tantissimo. Ci siamo divertiti davvero molto e sembrava di fare musica insieme da sempre.
Se potessi dare un consiglio al Mecna del 2013, quale sarebbe?
“Vai per la tua strada, bro. È l’unica giusta.”
Se dovessi scegliere un disco, un film e un libro che possono aver influenzato questo album, quali citeresti?
Non ce n’è uno preciso, però posso sicuramente citare “Let’s Start Here” di Lil Yachty. È uscito proprio mentre eravamo nel pieno della scrittura del disco e ci ha colpiti tantissimo.
In qualche modo ci ha rassicurati vedere un artista come lui pubblicare un disco così suonato, così libero e trascinante.
Con tutte le differenze del caso, è esattamente il tipo di approccio che abbiamo provato a portare anche noi, almeno dal punto di vista musicale.



