L’intervista a Nitro per OutSider: “È il disco a cui ho lavorato più duramente nella mia carriera”
Tra rock, nu metal e rap: Nitro racconta la costruzione di OutSider, il ritorno più personale e ambizioso del suo percorso artistico
Nel 2023, negli uffici di Sony Music Italy, abbiamo incontrato Nitro in occasione dell’uscita di “OutSider”, il suo nuovo album arrivato a tre anni di distanza dall’ultimo progetto.
“È il disco a cui ho lavorato più duramente di tutta la mia carriera”, ci raccontava. Un processo creativo estremo: oltre cinquanta brani scritti, una selezione finale di quattordici tracce e due ripartenze complete prima di arrivare alla forma definitiva del disco.
“OutSider” attraversa influenze diverse — dal rock alla dancehall fino al nu metal — restituendo tutte le sonorità che hanno accompagnato Nitro durante la crescita. Un progetto che guarda anche alla nuova scena italiana, tra collaborazioni emergenti e il desiderio di restituire alle nuove generazioni il supporto che lui stesso aveva ricevuto agli inizi.
Tra i brani più personali dell’album c’è “Ti Direi”, una traccia emotivamente complessa, dedicata a una persona che ha conosciuto tanto i lati migliori quanto quelli più difficili dell’artista.
Intervista realizzata nel 2023 in occasione dell’uscita di “OutSider”. Oggi la riproponiamo come parte del nostro archivio editoriale.
In “Rap Shit”, brano contenuto in “GarbAge”, dicevi di voler fare “il disco del secolo”. Pensi che “OutSider” possa esserlo?
Sì, “OutSider” è il disco a cui ho lavorato più duramente in tutta la mia carriera.
Ho ricominciato questo progetto due volte e scritto più di cinquanta brani per poi selezionarne soltanto quattordici. Nei dischi precedenti magari avanzavano quattro o cinque tracce, ma qui c’era una parte che non mi soddisfaceva davvero, quindi ho deciso di scartarla completamente e ripartire da zero.
È stato un processo molto difficile, però oggi sono davvero contento del risultato.
I brani che non sono rientrati nel disco verranno pubblicati in futuro oppure resteranno inediti?
In qualche modo tutto verrà pubblicato o riutilizzato.
Se una canzone non la sento mia, semplicemente non la scrivo. Quindi anche il materiale che non è entrato nel disco troverà spazio in altri contesti.
Nel disco si percepisce una forte influenza rock. Ci sono altri generi che vorresti sperimentare in futuro?
Dentro “OutSider” c’è anche tanta dancehall e nu metal. Sono tutti generi con cui sono cresciuto e che mi hanno cambiato la vita quando ero ragazzino.
Con questo disco ho voluto riportare dentro la mia musica tutte quelle influenze che mi hanno formato artisticamente.
Tra i featuring troviamo molti artisti emergenti, oltre a nomi più consolidati come Ernia. Com’è stato lavorare con la nuova scena?
I ragazzi della nuova scena mi piacciono molto. Durante la mia carriera sono sempre stato un po’ un talent scout e ho cercato di supportare gli artisti più giovani.
Per tanti anni sono stato io il più piccolo nei dischi degli altri, quindi oggi mi piace l’idea di restituire quella stessa opportunità alle nuove generazioni, proprio come i grandi l’hanno data a me.
Qual è il brano che ti rende più fiero dell’intero disco?
“Ti Direi”.
È il pezzo con cui ho avuto più difficoltà, non tanto a livello sonoro quanto emotivo. È una canzone dedicata a una persona che ha visto sia i miei lati migliori che quelli peggiori, riuscendo comunque ad accettarli.
Per questo motivo è probabilmente uno dei brani che rappresentano di più l’anima del disco.



