L’intervista a Rose Villain per Radio Gotham: “New York mi ha formata, questo disco nasce da lì”
Tra rock anni ’90, immaginario cinematografico e influenze internazionali: Rose Villain racconta la nascita di “Radio Gotham”, il suo primo album ufficiale
Nel gennaio 2023, negli uffici di Sony Music Italy, abbiamo incontrato Rose Villain in occasione dell’uscita di “Radio Gotham”, il suo primo album ufficiale. Un progetto che rappresenta un punto di svolta nel suo percorso artistico: identitario, cinematografico, stratificato.
Durante la conferenza stampa, l’artista ci ha raccontato la genesi del disco, nato in maniera spontanea e solo successivamente trasformato in un concept preciso. “Radio Gotham” è prima di tutto un tributo a New York — città in cui vive da oltre dodici anni — ma anche un manifesto sonoro che mescola rock e rap anni ’90, lontano dalle influenze immediate del mainstream contemporaneo.
“Per ogni singolo cerco di non ascoltare musica attuale, ho paura di essere influenzata”, ci aveva raccontato. Un approccio controcorrente che guarda al passato per costruire qualcosa di personale e riconoscibile.
Intervista realizzata il 20 gennaio 2023, giorno di uscita di “Radio Gotham”. Oggi la riproponiamo come parte del nostro archivio editoriale.
C’è un artista o un genere che ti ha ispirato per la produzione di questo album?
Per ogni singolo cerco di non ascoltare musica attuale, perché ho sempre paura di essere influenzata dai trend e dai pezzi che passano continuamente in radio.
Nel disco si sente molto l’influenza del rock e del rap anni ’90. Preferisco ascoltare musica del passato e artisti stranieri. Uno degli artisti a cui mi sento più vicina è sicuramente Juice WRLD.
Qual è il concept che si cela dietro al titolo e, più in generale, a “Radio Gotham”?
Il progetto è nato in modo completamente spontaneo. Credo che il concept sia arrivato quasi alla fine del processo.
Io ho l’abitudine di scrivere tantissimo e molto spesso. Col tempo mi sono resa conto che la mia musica stava prendendo una direzione sempre più precisa.
Il nome “Radio Gotham” nasce come tributo a New York, la città in cui vivo da dodici anni e che mi ha formata tantissimo. Mi piaceva anche l’idea della radio come qualcosa di imprevedibile, dove puoi innamorarti all’improvviso di una canzone che non avevi mai sentito prima.
Restando sul legame con New York: perché nel disco non hai inserito brani in inglese?
Perché ho notato che in Italia, tendenzialmente, i brani in inglese fanno più fatica a entrare davvero nel cuore delle persone.
Secondo me i grandi featuring internazionali che fanno molti artisti sono molto interessanti, ma spesso rischiano di rimanere più un esercizio di stile che qualcosa di realmente vicino al pubblico.
Se dovessi scegliere un featuring internazionale da inserire in un tuo progetto, chi inviteresti?
Nel rap direi Jay-Z.
Ma mi piacerebbe molto collaborare anche con artisti rock. Uno su tutti? Mick Jagger.
Qual è il brano dell’album che non vedevi l’ora di portare live?
“Michelle Pfeiffer” è uno sballo da fare live, secondo me farà ballare tutti.
E poi “Monet”, perché voglio incantare le persone che lo ascolteranno sotto al palco.



