L’intervista ai Pooh: 60 anni di musica, vita e rivoluzioni
Dalle canzoni che hanno segnato generazioni alla sfida di restare autentici oggi: i Pooh raccontano il senso profondo del loro viaggio artistico alla vigilia di “Pooh 60 – La nostra storia”.
Sessant’anni di carriera non si raccontano: si attraversano. E i Pooh li hanno attraversati tutti, trasformando la musica italiana, anticipando linguaggi, portando innovazione nei live e affrontando temi sociali quando ancora non era consuetudine farlo. Oltre 100 milioni di dischi venduti, una produzione sterminata e, soprattutto, un legame generazionale che oggi si rinnova sotto i palchi, dove genitori e figli condividono lo stesso repertorio.
Alla vigilia delle celebrazioni per il sessantennale — un progetto che ripercorre una storia unica nel panorama musicale italiano — abbiamo incontrato la band per un confronto diretto, senza retorica, tra memoria, presente e visione.
1. In sessant’anni avete raccontato l’amore, la società, la solitudine, la libertà: se oggi doveste definire con una sola parola il senso profondo della vostra musica, quale sarebbe?
Crediamo siano le persone. Le persone, la vita di tutti i giorni, hanno sempre ispirato la nostra musica e le storie che abbiamo voluto raccontare in questi 60 anni.
2. Siete stati pionieri in tutto: nei live, nella tecnologia, nei temi sociali. C’è stato un momento preciso in cui avete capito di non essere solo una band, ma un pezzo di storia del Paese?
È un onore essere considerati un pezzo di storia del Paese, ma noi abbiamo sempre fatto semplicemente quello che sappiamo fare: esprimere noi stessi attraverso la musica. Abbiamo dedicato la nostra vita a questo e abbiamo ricevuto in cambio tutto l’amore possibile dal pubblico. Per noi è davvero un grande privilegio.
3. Le vostre canzoni hanno accompagnato intere vite: vi è mai capitato di sentirvi “custodi” dei ricordi degli altri, più che autori delle vostre stesse canzoni?
È bellissimo vedere come le canzoni possano attraversare il tempo e lo spazio. Quando sotto al palco vediamo genitori e figli, nuove generazioni che si tramandano la nostra musica, ci commuoviamo. In quei momenti capiamo di aver condiviso qualcosa di importante nelle loro vite. In un certo senso, c’eravamo anche noi.
4. Avete avuto il coraggio di parlare di temi scomodi quando nessuno lo faceva. Oggi, guardando indietro, pensate che la musica abbia ancora quella forza di cambiare la coscienza collettiva?
Assolutamente sì. Crediamo che la musica possa essere un mezzo potentissimo. Per noi lo è stato e speriamo possa continuare a esserlo anche per le nuove generazioni.
5. Il vostro è un viaggio umano prima ancora che musicale: cosa tiene unite quattro persone per così tanto tempo, attraversando epoche, successi e perdite?
Sicuramente una grande amicizia, ma anche gli stessi obiettivi e la stessa passione per quello che facciamo.
6. Quanto hanno contato, nel vostro percorso, figure come Valerio Negrini e Stefano D’Orazio nel definire l’identità emotiva della band che oggi il pubblico continua ad amare?
Sono state senza dubbio figure fondamentali nel nostro percorso. Autori e artisti straordinari, oltre che amici di una vita, che hanno incantato tutti con le loro parole. Li ricordiamo e li portiamo con noi in ogni occasione.
7. Se poteste tornare al 1966 e parlare ai ragazzi che stavano iniziando questa avventura, cosa direste loro prima di salire su quel primo palco?
Diremmo di non perdere mai di vista l’obiettivo, di fare tanta gavetta, di rimanere umili e continuare a lavorare con determinazione. E poi, sicuramente, di divertirsi.
8. I vostri concerti sono sempre stati esperienze, non semplici esibizioni. Cosa deve provare oggi una persona che entra a vedere “Pooh 60 – La nostra storia”?
Speriamo che si senta a casa, proprio come ci sentiamo noi quando saliamo sul palco. Vorremmo che il pubblico potesse rivivere insieme a noi le emozioni di questi 60 anni attraverso canzoni che, in qualche modo, hanno accompagnato anche le loro vite.
9. Dopo oltre 100 milioni di dischi venduti, il successo ha ancora lo stesso significato di un tempo, o oggi è qualcosa di più intimo e personale?
Oggi il successo rischia di essere più effimero, in una società in cui tutto corre molto velocemente. Un tempo lo si raggiungeva dopo tanta gavetta e lo si viveva più a lungo. Oggi arriva in fretta e rischia di andare via altrettanto velocemente.
10. Le nuove generazioni riscoprono le vostre canzoni: cosa vi sorprende di più nel modo in cui i giovani si avvicinano alla vostra musica?
Nella raccolta appena uscita, quattro band della musica italiana — Le Vibrazioni, Negramaro, Finley e Modà — hanno voluto renderci omaggio reinterpretando alcuni nostri brani storici. Per noi è un grande onore vedere come la nostra musica continui a influenzare le nuove generazioni. Abbiamo sempre cercato di portare messaggi positivi nei nostri testi e speriamo che arrivino anche a loro.
11. C’è una canzone del vostro repertorio che, più di tutte, vi rappresenta oggi — non ieri — come uomini prima ancora che artisti?
Le canzoni sono davvero tante ed è difficile scegliere, ma “Amici per sempre” dopo 60 anni insieme ci sembra quella più rappresentativa.
12. Se questa fosse davvero l’ultima intervista della vostra storia, quale messaggio vorreste lasciare a chi vi ha ascoltato, amato e accompagnato per sessant’anni?
Di non smettere mai di inseguire i propri sogni e di lavorare con dedizione e passione.
Una storia lunga sessant’anni che continua a parlare al presente. Non come celebrazione nostalgica, ma come testimonianza concreta di cosa significhi costruire, nel tempo, qualcosa che resiste. I Pooh non raccontano solo la loro storia: raccontano, ancora una volta, quella di chi li ha ascoltati
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